Il tatuaggio nella storia

Il tatuaggio e’ l’arte di imprimere indelebilmente sulla cute ornamenti e disegni. Dal termine polinesiano  ‘tatau’,che significa colpire o battere; nell’atto del tatuaggio polinesiano l’utensile (a forma di rastrello ad aghi ricavati da ossa di uccello) che iniettava pigmento nella cute era colpito con un martelletto di legno. Altri fanno derivare la parola tatuaggio da ta e atouas, che significa “disegno dello spirito”, attribuendogli un significato  simbolico.
Si tratta di una pratica che risale ad almeno 8000 anni fa, come dimostrano gli aghi primitivi fatti di osso e le scodelle contenenti pigmenti ritrovati in caverne della Francia, del Portogallo, della Romania e della Scandinavia. La pratica e’ anche universale, poiche’ sono stati ritrovati tatuaggi su mummie di 4000 anni fa e in Peru’ su mummie della nostra era.
Nella Grecia antica il tatuaggio era un simbolo di nobilta’ e coraggio, ma in seguito questa pratica andò declinando e divenne un modo per identificare schiavi e criminali.
Gli antichi Romani consideravano il tatuaggio una pratica barbarica, in uso, come racconta Plinio il Vecchio, presso gli indigeni della penisola balcanica e del bacino danubiano. Solo agli albori dell’era  cristiana si cominciarono ad eseguire tatuaggi  a sfondo religioso, nei quali venivano raffigurati croci, agnelli o pesci con lo scopo di riconoscere gli adepti. Successivamente sotto Costantino  il cristianesimo divenne la religione ufficiale  dell’Impero e i tatuaggi furono proibiti.
Nel Medioevo  il tatuaggio era proibito dagli integralisti e non conobbe una grande diffusione. Riprese a essere praticato nel  Rinascimento in seguito alle grandi esplorazioni e ai contatti con le popolazioni indigene dell’America centrale ed Estremo Oriente presso le quali era in voga.
Nel diciottesimo secolo grande popolarita’ ai tatuaggi fu fornita dai racconti del capitano Cook che esploro’ il Sud del Pacifico. Fu grazie a lui e al suo equipaggio che la parola “tattoo” entro’ a far parte del vocabolario inglese.
La grande diffusione in Occidente si ebbe nel  secolo scorso con lo sviluppo dei rapporti commerciali tra il mondo occidentale e il Giappone, terra in cui il tatuaggio era considerato una grande espressione artistica. Con  l’invenzione della macchina elettrica per tatuaggi nel 1880 il tatuaggio si e’ diffuso in tutto il mondo rimanendo peraltro confinato alle classi privilegiate, quale segno di distinzione sociale e nobilta’, e a quelle socialmente inferiori, quale simbolo di appartenenza a categorie professionali (marinai) e gruppi malavitosi o ambienti degradati (carcerati ,tossicodipendenti); oggi  esso e’ diventato un fenomeno  sociale e di diffusione di stili e tecniche oltre che identificazione e decorazione del corpo esso rappresenta  un fenomeno di moda.

Evoluzione del trucco
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